I centri Giovani di MarcoBaudino (maggio 2016)

 

Nel tessuto urbano esistono, o potrebbero esistere, molti “spazi” aggregativi, differenti tra loro, con scopi e finalità diversi, che si rivolgono a utenti eterogenei con aspettative, bisogni ed esperienze disparati fra loro. Importante però è non confondere i termini, dare alle varie strutture il loro giusto nome, per evitare che si inneschino delle aspettative che poi non potranno mai essere soddisfatte. Un locale nel quale si balla è una discoteca, se c’è musica dal vivo è una balera; un luogo nel quale si possono fare i compiti o giocare al trottolino è un dopo scuola; uno spazio per fare attività manuali è un atelier; ecc.

 

Visto che questo testo ha l’intento di esplorare in particolar modo la fascia d’età rappresentata  dal-l’ adolescenza, mi limiterò ad analizzare uno dei luoghi d’aggregazione più funzionali preposti per i ragazzi dagli undici/dodici ai diciassette/diciotto anni: il Centro giovanile.

 

In Europa sono attualmente in funzione più di ventimila Centri giovanili caratterizzati dalle più svariate forme di gestione. Sono strutture pubbliche, private o sussidiate, di varie dimensioni. In Danimarca è stato costituito un segretariato continentale con compiti di coordinamento, di informazione e formazione per gli animatori che lavorano in strutture per il tempo libero.

 

In Svizzera non è mai stato realizzato un vero e proprio censimento dei Centri giovanili esistenti, ma si è legittimati a pensare che ne esistano più di quattrocento sparsi sul territorio nazionale, che vanno dal semplice locale d’incontro a uno spazio polivalente comunitario con la presenza di animatori socio-culturali qualificati. Anche in questo caso le soluzioni adottate sono molto diverse fra loro a seconda dei bisogni specifici riscontrati e delle differenti risorse logistiche e finanziarie di ciascun ente promotore. In Svizzera non esiste un coordinamento nazionale; in alcuni Cantoni [1], soprattutto della Svizzera romanda, il coordinamento avviene su basi regionali.

 

 

 

In Ticino vi sono attualmente sedici Centri giovanili riconosciuti e sussidiati dal Dipartimento della sanità e della socialità secondo quanto stabilito dalla “Legge sul sostegno e il coordinamento delle attività giovanili (legge giovani)” del 2 ottobre 1996 e del relativo “Regolamento d’applicazione della legge sul sostegno e il coordinamento delle attività giovanili” del 10 giugno 1997. Non esiste attualmente un coordinamento cantonale delle strutture esistenti in Ticino.

 

Ma cos’è di fatto un Centro giovanile? “Se la televisione, come comunemente si dice, è una finestra sul mondo, i Centri del tempo libero sono una porta aperta sul quartiere o sul comune dove sono situati”. [2] Concretamente, il Centro giovanile dovrebbe essere uno spazio aperto a tutti, senza premesse ideologiche o politiche, che permetta all’adolescente di occupare una parte del proprio tempo libero. Un luogo dove poter incontrare gli amici, socializzare e svolgere delle attività che soddisfino le esigenze creative e ricreative di ciascuno. Una struttura flessibile e adattabile a ogni richiesta, dove la solidarietà, la convivialità e la libertà d’espressione devono essere assicurate. Attraverso la loro azione non lucrativa, i Centri favoriscono l’accesso ad attività formative e culturali quali per esempio: la musica, il teatro, il cinema, la danza, la pittura, il disegno e le attività manuali. Un Centro giovanile non deve però diventare un supermarket del divertimento o di prodotti preconfezionati da comperare e consumare, ma deve essere un luogo che stimola la partecipazione attiva e l’interazione sociale; dove si cerca di sollecitare i giovani utenti a sviluppare la propria personalità, la propria creatività, la propria identità individuale e culturale; nel quale viene riconosciuto anche il diritto all’ozio e al riposo, perché - come già scritto - è fondamentale che i giovani abbiano il loro tempo di crescita e di acquisizione di esperienze e queste passano, volenti o nolenti, da momenti d’incontro informale fra di loro. Nel processo educativo e di socializzazione, i Centri giovanili occupano uno spazio complementare a quello istituzionale della scuola. Se in classe vengono privilegiati il sapere teorico e il lavoro intellettuale, nei Centri giovanili si dovrebbero stimolare l’immaginazione, la conoscenza del proprio vissuto, la gestione libera del proprio tempo. Non si tratta perciò d’insegnare qualche cosa all’interno del Centro, ma solo di cercare di aprire delle porte alla comunicazione, all’informazione, allo scambio culturale, all’autoaffermazione, a una presa di coscienza del mondo circostante nel quale bisogna poter crescere ed evolvere. Permettendo ai ragazzi di pensare, creare, organizzare, gestire e valutare le proprie attività, automaticamente li si esercita a negoziare, ad assumersi le proprie responsabilità, a scegliere, a decidere. Se tutto quanto fin qui affermato è vero, i Centri giovanili devono essere ritenuti complementari e non antagonisti alla famiglia, luogo preposto alla crescita, all’educazione e alla formazione sociale e psicologica dell’adolescente. Non dico nulla di nuovo asserendo che quest’ultimo tende a staccarsi gradatamente dal contesto parentale, cercando di formarsi una propria identità e ottenere una propria autonomia e che è soprattutto in questa fascia d’età che le amicizie trovate fuori dal contesto famigliare hanno un ruolo importante nella crescita individuale. In questo senso, si può dire che il Centro giovanile assume un ruolo di naturale transizione tra la famiglia e la vita indipendente.

 

 

Riassumendo, possiamo affermare che due sono le travi portanti dell’azione dei Centri giovanili: l’azione educativa, complementare a quella della famiglia e della scuola, e l’azione associativa e socioculturale. Queste due linee direttrici sono inscindibili e perseguono lo stesso obiettivo: la prevenzione alle esclusioni e ai disagi sociali. I Centri giovanili, infatti, dovrebbero avere tra i loro obiettivi quello di favorire le attività che rafforzano nell’utente il sentimento d’appartenenza alla comunità e sviluppano la solidarietà, contribuendo così a prevenire l’isolamento sociale.

Visto quanto sopra, la presenza di un animatore all’interno di un Centro giovanile diventa, se si pensa alle difficoltà intrinseche dell’età degli usufruitori, fondamentale. Ha il compito di stimolare, ascoltare e far partecipare attivamente il giovane, aiutandolo a formulare e a realizzare i propri desideri. Ha un ruolo di moderatore, ma soprattutto d’antenna recettiva: deve offrire un ascolto ed essere attento a cogliere i segnali che gli utenti - nei loro comportamenti individuali e collettivi - inviano sia all’interno che all’esterno della struttura. Deve essere colui con il quale si può parlare, ci si può confrontare e confidare. Ma per far ciò, l’animatore deve prendersi il tempo necessario per dialogare con le ragazze e i ragazzi del Centro, per riflettere, per informarsi e formarsi. Per molti adolescenti, i Centri del tempo libero sono tra i pochi luoghi nei quali possono incontrare degli adulti che non sono, né i loro genitori, né i loro insegnanti. Queste occasioni d’incontro sono molto significative per l’adolescente soprattutto nei momenti di crisi, di sconforto, di sfiducia negli altri e in sé stessi. È necessario che l’animatore sia informato su quanto esiste a sostegno dei giovani nel territorio circostante, solo con queste premesse potrà e saprà orientare l’adolescente verso i Servizi preposti ad aiutarlo in caso di difficoltà. La presa a carico di problematiche relazionali, economiche, finanziarie o psicologiche non è però tra i compiti che deve assumere un animatore di un Centro giovanile. Quest’ultimo fa già un passo importante nella direzione giusta se riesce a comprendere i motivi per i quali un adolescente decide di frequentare un Centro giovanile. L’animatore, e più in generale l’operatore sociale che lavora a contatto con i giovani, innanzitutto deve essere un adulto credibile. I giovani domandano agli adulti di riferimento di mettersi in gioco in una relazione significativa: nella crisi dei ruoli, delle appartenenze e dell’identità personale e collettiva, le ragazze e i ragazzi vogliono poter sperimentare e sperimentarsi, fare un percorso esplorativo insieme, ma anche mettere in discussione i modelli stereotipati degli adulti sperando, alla fine del percorso, di trovare sicurezze. È compito degli adulti ascoltare, accogliere le domande, rispondere e rendere conto delle proprie scelte. L’animatore non deve stare dietro all’adolescente, accudirlo o indurlo verso una direzione che non è la sua, né può stargli davanti, impartendogli modelli preconfezionati, ma deve stargli al fianco, accompagnandolo nella scoperta di sé e degli altri, aiutandolo a formarsi come individuo responsabile all’interno di una comunità. In questo modo vivere un’esperienza comunitaria all’interno di un Centro giovanile può diventare un percorso educativo e formativo straordinario.

 

Marco Baudino, esperto in politiche giovanili

 (maggio 2016)

 


[1] Per esempio, la città di Losanna ha creato, già nel 1971, la “Federazione losannese dei Centri del tempo libero” che attualmente coordina quindici strutture. Il primo Centro del tempo libero a Losanna è stato aperto il 21 giugno 1953 nella zona di Bellevaux da un’associazione di quartiere. Nel 1964 a Losanna erano già attivi dieci Centri giovanili nella sola zona urbana. Nel cantone di Ginevra è attiva dal 1977 una “Commissione cantonale dei Centri del tempo libero e dei Centri d’incontro” che coordina ventinove strutture presenti sul territorio cantonale. Il primo Centro del tempo libero è stato aperto a Carouge nel marzo del 1963. Si tratta del primo Centro giovanile in Svizzera che, per la gestione della struttura, ha assunto degli animatori professionisti formati.

 

 

[2] Dominique FöllmiPrésident du Département de l’Instruction Publique du Canton de Genève, “Message officiel” in Commission Cantonale des Centres des Loisirs et des Centres de Rencontres, “Dix ans d’activité”, Ginevra, 1987.